La fiaba di Tarcisio e Arminda

C’era una volta,
nel lontano regno di Orosilandia, un re di nome Tarcisio.

Tarcisio era un re burbero, e scontroso con un grande difetto: era molto avaro.

Infatti ogni volta che, i suoi servitori gli chiedevano anche solo un “pinnolo” (circa 50 centesimi di Euro) che serviva a comprare del pane, inventava sempre le scuse più assurde: “Mi spiace ma ho solo soldi interi e nessuno aveva monete per cambiarmeli”; oppure diceva: “No, no, oggi inizio la dieta, non c’è bisogno di comprare niente”; o ancora: “Ma come? Ho pagato io stesso il panettiere, ha perso forse i miei soldi?”

Insomma ogni volta era sempre una nuova scusa.

Tarcisio, però, non era stato sempre avaro; tutto accadde quando era ancora un bambino: Tarcisio giocava sempre con vecchio aeroplanino e non se ne separava mai!

Un giorno, mentre stava giocando con i suoi amichetti, uno di questi gli chiese di poter giocare un po’ con il suo aeroplanino.

Tarcisio era titubante, ma si ricordò che i suoi genitori gli dissero che se voleva essere un buon re doveva essere generoso con gli altri e così tra mille preoccupazione decise di prestarglielo.

Ad un tratto, però, sentì un rumore sordo: “TRUNCH”, e vide il suo amichetto correre in lacrime verso di lui con in mano molti pezzi di legno; quando gli si avvicinò si rese conto che era il suo aeroplanino!

Tarcisio divenne di mille colori, e iniziò ad urlare contro il suo amichetto, lui tentò di scusarsi e di dirgli che avrebbe provato ad aggiustarlo o a comprargliene uno nuovo, ma non ci fu niente da fare Tarcisio voleva quell’aeroplanino non un altro e per questo giurò che da quel giorno non solo non avrebbe più prestato nulla a nessuno, ma che avrebbe tenuto per se tutti i suoi preziosi tesori!

Divenuto re, il popolo si accorse subito della sua avarizia: alzò subito le tasse del regno e a chiunque gli chiedesse denaro per poter mangiare, o per aggiustare case, e negozi Tarcisio rispondeva sempre che non poteva aiutarli perché non c’erano soldi e che lui era solo un povero re che cercava di regnare al meglio con i pochi soldi che aveva. Il popolo però sapeva che mentiva dato che i soldi delle tasse non venivano mai spesi neanche per riparare le buche per strada, ma non sapevano come poter far cambiare idea al loro re, mentre il regno cadeva sempre più a pezzi.

Un giorno Tarcisio decise di farsi una bella passeggiata a cavallo nel bosco del regno, per rilassarsi un pochino.

Mentre stava cavalcando, il suo cavallo venne punto da una zanzara e così si impennò, facendo cadere Tarcisio dalla sella, che cadendo poggiò male il piede e si slogò la caviglia: “Babbeo di un cavallo dove vai? Torna subito qui!” urlò Tarcisio al suo cavallo, ma nulla da fare era ormai fuggito lontano mille miglia.

Tarcisio urlò molto per il dolore alla caviglia, poi si guardò intorno e vide che era solo: “Come farò a tornare al castello? Aiuto che qualcuno mi aiuti!”

“Ti sei fatto molto male? Che ti è successo?” e Tarcisio vide che vicino a lui c’era una giovane ragazzina, con abiti e scarpe consumati e con un grembiule dove teneva delle ciliegie.

“Fortunato me, allora c’è qualcuno! Si, facevo una passeggiata sul mio cavallo, che però mi ha sbalzato via dalla sella e io cadendo mi son fatto male alla caviglia e ora non riesco a camminare e non so come arrivare al regno”; disse Tarcisio.

“Oh, anche tu sei del regno? Non preoccuparti se vuoi ti aiuto io! Piacere il mio nome è Arminda, le disse la giovane ragazzina.

“E cosa ci fa una giovane ragazzina tutta sola nel bosco?”disse Tarcisio.

“Ero venuta a raccogliere delle ciliegie, sa la mia famiglia è un po’ povera, ma non ci scoraggiamo, fortunatamente il bosco è pieno di frutta e verdura e così ogni giorno facciamo a turno per venire a raccogliere qualcosa da mangiare, abbiamo anche un piccolo negozio, ma è molto malandato e comunque anche gli altri abitanti del regno non se la passano meglio per cui non sappiamo come fare perché il nostro re non ci aiuta” disse Arminda.

“Bunf forse anche il re non ha molti soldi” disse balbettando Tarcisio.

“Mi sa che tu forse sei nuovo del regno! Chiunque sa che il re Tarcisio è un avaro di prima categoria infatti tra gli abitanti del regno è conosciuto come “Il braccino più corto del regno”, ogni giorno gli abitanti vanno da lui a chiedergli qualcosa per poter migliorare il regno o dar da mangiare alle loro famiglie e lui dice sempre che non riesce a ricordare la combinazione della cassaforte e noi siamo costretti ad arrangiarci come possiamo” disse amareggiata Arminda.

“Bunf ma voi dovete capirlo, magari è anziano e non ricorda più le cose e poi se non facesse così voi avreste già speso tutti i soldi e il regno sarebbe in disgrazia”, disse cercando di difendersi Tarcisio.

“Invece è lui con il suo atteggiamento che sta portando in disgrazia il regno! Noi non chiediamo tutti i soldi e certamente non andremmo da lui ogni giorno se iniziasse ad aiutarci, il regno sta cadendo a pezzi giorno dopo giorno, e lui non fa niente, ma tu ci sei stato già al regno? L’hai visto? Vieni te lo mostrerò io”, disse Armina.

“Bunf, ma io non riesco a muovermi, come faccio a camminare?” disse un po’ scocciato Tarcisio. “ Non preoccuparti, a questo ci penso io!”

E così dicendo Arminda prese due stecche di legno e immobilizzò la caviglia di Tarcisio e con due pezzi di legno fece una sorta di stampelle e così pian pianino i due si avviarono verso il regno.

Arrivato, Tarcisio non poteva credere ai suoi occhi: le strade erano piene di buche, alcune case avevano crepe, i negozi erano vuoti e molti chiusi, al vedere questa scena ebbe una fitta al cuore e disse: “Ma come avete potuto ridurre un regno in questo stato? Perché non avete fatto niente?”

“Non è stata colpa nostra ma del re! Da quando ha aumentato le tasse le persone non possono più permettersi di avere i negozi aperti e per quanto riguarda le strade la colpa è delle ripetute piogge, ma il re non ha fatto niente per aggiustarle e noi abbiamo cercato di fare del nostro meglio! Abbiamo provato a parlare col re ma lui diceva sempre che il suo regno era il più bello che avesse mai visto e che tutto era perfetto!” disse Arminda sempre più sconsolata.

“Ma come può un povero re fare tutto da solo? Non può mica darvi tutti i soldi del regno? E poi i soldi devono rimanere dove sono, solo in cassaforte sono al sicuro altrimenti tutti potrebbero chiedere qualcosa e i soldi subito finirebbero, io non riesco a vedere soluzione” disse agitato Tarcisio.

“Signore, ma perché parlate come se il regno fosse vostro? Voi non sapete quanto realmente sia avaro il nostro re e non c’è giustificazione per lui” disse incuriosita Arminda.

“Invece so benissimo com’è il tuo re, perché sono io il tuo re! Io sono Tarcisio!” disse con arroganza.

Al sentire quelle parole Arminda ebbe un attimo di mancamento, aveva osato parlar male del suo re e ora che cosa le sarebbe successo? Poi si fece coraggio e gli disse con voce tremante: “Perdonatemi vostra maestà se vi ho offeso, ma se ho parlato così è perché non sappiamo più come farvi capire che abbiamo bisogno di soldi, ma non solo per noi quanto principalmente per il nostro regno, per poter risollevare l’economia e farlo rinascere di nuovo”.

“Ma io non posso darvi i soldi, già una volta ho dato una mia cosa preziosa ad una persona e ha tradito la mia fiducia. Ora come posso fidarmi di altre persone? Come posso davvero sapere che userete i soldi per la città?” disse con le lacrime agli occhi Tarcisio.

“Mio buon re Tarcisio, voi avete ragione e fate bene a non fidarvi di tutti, la fiducia una persona deve guadagnarsela e mantenerla, ma anche io quando vi ho incontrato nel bosco avevo timore nell’avvicinarmi a voi eppure non potevo lasciarvi lì , solo, senza far niente e quindi ho deciso di mettere da parte le mie paure e di fare questo salto nel vuoto fidandomi del fatto che non mi avreste fatto del male. Purtroppo incontreremo sempre persone che ci prenderanno in giro e ci useranno, sta a noi cercare di essere parsimoniosi, prudenti e procedere per piccoli passi quando conosciamo una persona, solo così possiamo capire davvero su chi riporre la nostra fiducia e chi allontanare dalla nostra amicizia.”

Al sentire quelle parole Tarcisio si rese conto che Arminda aveva ragione, non poteva lasciare il suo regno in quelle condizioni e soprattutto non doveva lasciare che il suo passato influenzasse il suo presente e il suo futuro.

E così andò subito al castello aprì la cassaforte e tornò in piazza dove si era adunato tutto il popolo e disse: “Miei cari sudditi, ho sbagliato molto con voi , pur vedendo ero cieco fin quando non ho incontrato nel bosco questa gentile e generosa ragazzina che mi ha aperto gli occhi! Il regno ha bisogno di voi per poter tornare al suo splendore, per questo ho deciso di dare parte del danaro della mia cassaforte ad Arminda che da oggi in poi sarà la gran tesoriera del regno e insieme mi aiuterà a capire chi ha bisogno davvero di aiuto e chi invece vuole solo approfittarsi della mia generosità”.

Gli abitanti increduli iniziarono a ringraziare Arminda per aver convinto il re ad aiutarli e promisero al re che tutti insieme si sarebbero impegnati nel ricostruire il regno e nel farlo diventare sempre più bello.

E così da quel giorno Tarcisio iniziò ad aprirsi alla vita e a mettere da parte la sua avarizia e capì quante cose belle e meravigliose che prima non era in grado di vedere lo circondassero e lo rendevano un re felice.

- Fiaberella
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